Monitoraggio della qualità della frazione organica

Controlliamo la qualità della frazione organica in Italia

Da oltre 25 anni, il CIC lavora per monitorare tutte le fasi della filiera del recupero e del riciclo del rifiuto organico in Italia.

Con l’obiettivo di garantire la produzione di un compost di qualità, le attività del Consorzio sono rivolte ad ottimizzare il processo di recupero, aumentando la qualità del rifiuto in ingresso agli impianti di trattamento e contribuendo quindi a ridurre la quantità di scarti avviati a smaltimento.

I tecnici del CIC eseguono circa 700 – 800 monitoraggi all’anno, gestendo rifiuti provenienti da oltre 550 Comuni Italiani.

L’obiettivo è il monitoraggio della qualità dei rifiuti che provengono dalla raccolta differenziata, destinati alla digestione anaereobica e al compostaggio.

il monitoraggio della qualità / il Materiale Non Compostabile

MNC – il Materiale Non Compostabile

Negli ultimi 10 anni, il CIC ha effettuato oltre 8000 monitoraggi sulla frazione organica del rifiuto solido urbano (FORSU ), con lo scopo di:

quantificare la presenza di Materiale Non Compostabile (MNC) in essa erroneamente contenuto,

dettagliare la composizione merceologica dell’MNC stesso,

catalogare e quantificare le diverse tipologie di sacchetti impiegati per la raccolta differenziata dell’umido.

Questa operazione di monitoraggio costante ricopre un ruolo molto importante, in quanto il Materiale Non Compostabile rappresenta impurità che devono assolutamente essere estratte durante il processo di compostaggio.

0 %
Valore medio di MNC

 

presente nella FRAZIONE UMIDA

0 %
Valore medio di MNC

 

presente nella FRAZIONE VERDE

0 %
Di SACCHETTI non conformi

 

presente nella FRAZIONE UMIDA

A causa delle impurità presenti nei rifiuti organici, la filiera del biowaste arriva produrre scarti durante il processo di recupero in misura pari a circa 230 mila tonnellate/annue e deve fare fronte ai relativi oneri di selezione e ai costi di avvio a smaltimento.

La qualità della FORSU dipende in maniera sensibile anche dal circuito utilizzato per la raccolta differenziata.

Le soluzioni porta-a-porta, rispetto all’opzione stradale, riducono infatti di quasi 2,5 volte la quota di scarti e consentono quindi di avviare a recupero quote importanti di rifiuto organico.

I sacchetti per il conferimento del'umido

La Direttiva Europea sui Rifiuti, risalente al 2010, introduceva l’obbligo di utilizzo di sacchetti compostabili per la raccolta dell’umido (secondo la norma UNI EN 13432:2002).

In seguito al suo recepimento, il CIC ha iniziato un monitoraggio costante dei sacchetti impiegati a tale scopo da utenze domestiche e commerciali: negli ultimi 6 anni sono stati monitorati più di 35 mila sacchetti.

Nel 2017, sebbene oltre la metà dei sacchetti usati fosse conforme, è stata rilevata ancora una consistente presenza di sacchetti in plastica non compostabile erroneamente utilizzati per la raccolta differenziata dell’umido.

monitoraggio utenze domestiche e commerciali

Il D.L. n. 91 del 20 giugno 2017 (Legge di conversione 3 agosto 2017, n. 123), che recepisce la Direttiva UE 2015/720 e abroga la precedente disciplina (D.L. 2/2012), ha confermato dapprima il divieto di circolazione degli shopper di plastica non riutilizzabili e, a partire dal 1° gennaio 2018, dei sacchetti ultraleggeri utilizzati comunemente per gli alimenti sfusi.

È pertanto importante utilizzare sacchetti certificati compostabili in carta o bioplastica, avendo cura che sia riportato il relativo marchio certificatore (come ad esempio il Marchio Compostabile CIC).

Soltanto questi sacchetti possono infatti essere recuperati insieme all’organico e non interferiscono nel processo di compostaggio industriale.