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Lunedì 05 Marzo 2012 00:00

Domande frequenti


 

 

Cosa si intende per “rifiuto”?

 

La cosa più importante in questi casi è riferirsi alla definizione che ne da la legge.  L’articolo 183 (lettera a) del Codice Ambientale (il D.lgs. 152/2006) definisce rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi”

 


 

Cosa significa Gestione Integrata dei Rifiuti?

 

Si tratta di un nuovo approccio, più organico ed efficiente, al problema dei rifiuti. La gestione integrata porta, attraverso la combinazione di diverse azioni in stretta successione gerarchica tra loro e attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti attori nel ciclo dei rifiuti, al superamento della gestione del rifiuto intesa come mero smaltimento.

Nel Codice Ambientale l’ art 179 indica i “criteri di priorità nella gestione dei rifiuti” ed evidenzia come la gestione dei rifiuti debba avvenire di norma nel rispetto della seguente scala gerarchica:

  • prevenzione;
  • preparazione per il riutilizzo;
  • riciclaggio;
  • recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
  • smaltimento.

 


 

Cosa si intende per Riciclaggio? ed inoltre, la produzione di ammendate compostato e quella di biogas rientrano nel riciclaggio?

L’art. 183, lettera u) del D.lgs. 152/2006 definisce il “riciclaggio: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di materiale organico ma non il

recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento”. Pertanto la produzione di ammendante compostato tramite compostaggio è un’operazione di riciclaggio, gerarchicamente ad un  livello superiore rispetto alla produzione di biogas che è invece un’operazione di recupero di altro tipo.

 


 

Cosa si intende per “rifiuto organico”?

L’art.183 del Codice Ambientale definisce "rifiuto organico" i rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti  da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall’industria alimentare raccolti in modo differenziato.

 


 

E la raccolta dei rifiuti organici?

Dobbiamo sempre far riferimento alla normativa vigente che recentemente ha introdotto un nuovo articolo (l’art182ter: Rifiuti organici) che ridefinisce alcuni dettagli fondamentali per il settore. Questo articolo specifica che “La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002”.

Dunque, si evidenzia l’importanza di affiancare alle raccolte differenziate della frazione organica un manufatto di contenimento che non sia di plastica tradizionale (per es.PE), materiale che ad oggi, nonostante le campagne comunicative,  rappresenta circa 1/3 dei manufatti impiegati nelle raccolte dell’organico.

Come riconoscere i sacchetti giusti?

 


 

Quali sono le conseguenze dell’utilizzo di plastiche tradizionali nel compostaggio?

Come è immaginabile le plastiche (Polietilene e altre…) costituiscono un rifiuto non  compostabile che nel tempo ha portato ad alcune conseguenze negative al settore del recupero del rifiuto organico che possiamo elencare:

1)      aggravio economico per il maggiore costo di smaltimento del PE;
2)      smaltimento del PE, quindi mancato recupero;
3)      i maggiori costi di trattamento per estrarre il materiale plastico dalla frazione organica (in testa o in coda al processo);
4)      la minor purezza merceologica della frazione organica raccolta in modo differenziato con sacchetti in plastica rispetto alla purezza merceologica dell’organico raccolto sfuso, con manufatti cellulosici o con bioplastiche.

 


 

Cosa significa sacchetto compostabile?

Il riferimento normativo allo standard europeo UNI EN 13432:2002 nella definizione di “compostabile” è fondamentale per fare chiarezza. Ciò consente di circoscrivere i manufatti utilizzabili per la raccolta dell’organico solo a quelli effettivamente compostabili. Non è richiesta solo la biodegradabilità ma ci deve essere la certezza che il manufatto si degradi in un processo di compostaggio per un periodo massimo di 12 settimane e per una quota almeno del 90%!). Inoltre ciò consente anche di limitare i fenomeni di contraffazione sul mercato relativo alle forniture di sacchetti per la raccolta dell’organico, evitando di trovarci di fronte a manufatti che biodegradabili, e soprattutto compostabili, non sono.

 


 

Quale è l’obiettivo di Raccolta Differenziata previsto per legge?

Il Codice Ambientale stabilisce (art 182ter del d.lgs. 152/2006) che gli enti pubblici periferici (siano essi Regioni, Province, Ato) devono adottare misure volte a incoraggiare la raccolta separata dei rifiuti organici, il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale e l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici, ciò al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente.

Si stabilisce quindi che a livello comprensoriale, pensiamo soprattutto alle regioni del centro e del sud Italia, devono essere definiti piani di incremento della raccolta e trattamento della frazione organica. Si rammenta che a livello nazionale la raccolta dell’organico ha raggiunto al nord gli 89 kg/ab/anno, al centro 38 kg/ab/anno mentre al sud 21 kg/ab/anno.

 


 

Come contribuisce quantitativamente la raccolta dell’organico sul totale della raccolta differenziata?

Per raggiungere gli obiettivi di Raccolta differenziata previsti dal Codice Ambientale (>65% entro il 31.12.2012) si è di fatto obbligati ad organizzare circuiti di raccolta differenziata del rifiuto organico e, conoscendo la geografia delle raccolta differenziate, si evidenzia come, tranne alcune province del nord, sia il centro che il sud Italia dovranno “coprire” il gap maggiore. Si rammenta che la raccolta dello scarto organico, da sola, assicura una quota del 20-25% della raccolta differenziata sul rifiuto prodotto.

 


 

Cosa si intende per compost di qualità?

Il compost di qualità è il prodotto ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del decreto legislativo n. 75 del 2010 e successive modifiche e integrazioni.

 


 

Chi definisce la caratteristiche del compost di qualità?

La norma nazionale stabilisce che è competenza dello Stato l’adozione di norme tecniche che aggiornano la norma sui fertilizzanti (d.lgs. 75/2010). Al Ministero delle Politiche Agricole è insediata una Commissione Tecnico Consultiva interministeriale che esamina e propone modifiche ai fertilizzanti immessi al consumo.

 



Quali sono gli scarti organici che posso mettere nella raccolta dell’umido?

Per questa risposta vedi link: Nota Tecnica "Cosa mettere nell'umido"



Lo scarto vegetale del giardino è un rifiuto organico?

Per questa risposta vedi link: Nota Tecnica "Scarti giardini e parchi_apr2011"

 


 


Ma il compost ha un mercato?

Per questa risposta vedi link Nota Tecnica "Mercato 2010"

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Aprile 2016 14:52
 

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